Il ragù incontra la pizza
“Ogni casa napoletana lo esala, quest’odore che si leva come una bandiera, non appena da una comune salsa rossa per condirvi alla meno peggio i maccheroni ma da una raffinatissima, lentissima, perfetta invenzione gastronomica […]. Son trecento anni, saranno trecento secoli che l’odor di ragù offre e offrirà il benvenuto odoroso di Napoli all’appetito di ogni forestiero ”.
Così nel 1954 in “Partenope in cucina” Mario Stefanile descrisse il ragù napoletano, la regina di tutte le salse, che affonda le radici nella storia e nella tradizione.
Il termine ragù è un adattamento dalla parola francese seicentesca ragout, che deriva dal verbo ragouter, che significa “rimettere in appetito”, un significato che ben calza a questo ricco, vellutato sugo. Il ragù napoletano, però, rispetto alla salsa di origine francese mantiene in comune solo l’uso della carne con l’aggiunta di un altro ingrediente: la pazienza. Infatti, il segreto del ragù perfetto è la cottura lentissima e sorvegliata per evitare che i pezzi di carne si brucino. È questo che conferisce al ragù il colore scuro e la consistenza densa. Questa lentezza ed il ritmo di un gesto ripetuto ne fanno da secoli una ricetta di rito della domenica.
Fino alla prossima domenica la ristopizzeria Gorizia 1962 rende omaggio alla tradizione del classico Ragù napoletano con una pizza speciale.



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