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	<title>Gorizia 1962 &#187; Cefalonia</title>
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	<description>La vera Pizzeria Napoletana al Vomero</description>
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		<title>Macerie fumanti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 08:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gorizia1962]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spunti di Gusto]]></category>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Con immenso piacere pubblichiamo il ricordo di don Salvatore Grasso, fondatore di Gorizia 1962, nelle commosse parole di <strong>Isabella Insolvibile, ricercatrice in Storia dell&#8217;Università Federico II di Napoli.</strong> I due si conobbero alcuni anni fa in occasione di una meritoria ricerca condotta dalla dottoressa Insolvibile sui fatti di Cefalonia, raccontati dai testimoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;In un solo giorno la mia città ha perso due dei suoi simboli più importanti. La morte, provocata probabilmente in un caso, naturale ma non meno dolorosa nell’altro, ha colpito due istituzioni cittadine, due simboli del riscatto identitario di una Napoli che sempre, da sempre, viene abbattuta e poi con fatica si rialza, ma che fatica ogni volta, e ogni volta tutti a noi a chiederci se era proprio necessario, proprio inevitabile, avere una sorte del genere.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Le immagini dei capannoni di Città della Scienza ridotti a scheletri mi fanno venire in mente subito, forse per deformazione professionale, o per semplice istinto di sopravvivenza – guardo al passato per capire il presente, per affrontare un po’ meno affannosamente il futuro – le immagini della città distrutta dai bombardamenti alleati e martoriata dalle distruzioni sistematiche dei tedeschi in fuga. Ancora fumante, era già pronta a ricominciare, magari proprio da lì, da quell’Ilva (poi Italsider) che i tedeschi avevano minato e gli operai tentato di proteggere, come poi avrebbero fatto fino al dramma della dismissione, quando la fabbrica fu strappata ai suoi unici e veri padroni, mai riconosciuti come tali: coloro che ci avevano lavorato, dedicandoci la propria vita e la propria coscienza di cittadini.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mentre moriva Città della Scienza – mentre qualcuno la “suicidava” – scompariva l’altro simbolo di cui voglio parlare. Si tratta di un dignitosissimo signore vomerese, decano dei pizzaioli cittadini, Salvatore Grasso. Pochi mesi fa aveva festeggiato, realizzando le ultime pizze, i cinquant’anni della sua attività lavorativa, tra stuoli di parenti, amici e veri e propri ammiratori. Perché Salvatore Grasso era maestro del lavoro, un simbolo di questa città come l’Ilva-Italsider, come, poi, Città della Scienza, luogo di cultura e ricerca – quella ricerca sempre bistrattata nel nostro belpaese – che aveva scelto di nascere proprio là, perpetrando nella cultura della ricerca la cultura del lavoro, mescolando, come la nostra identità partenopea sa fare molto bene, la sapienza umanistica e quella scientifica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Salvatore Grasso, come ognuno di noi, aveva la sua storia. Era maestro di uno dei mestieri d’arte e tradizione della nostra città, ma era anche un sopravvissuto alla guerra e a quegli stessi tedeschi che, nonostante gli sforzi, non erano riusciti ad avere la meglio su Napoli, nel 1943. In quello stesso anno, in quello stesso settembre, Salvatore era a Cefalonia, soldato della Divisione Acqui, la divisione che pagò un altissimo tributo di sangue alla nascita di un’Italia nuova. Salvatore sopravvisse, e non solo al massacro perpetrato dai tedeschi, ma anche a un duplice affondamento delle navi che lo portavano in prigionia, e poi al durissimo internamento in Germania. Dopo la fine della guerra tornò a Napoli, ricominciò a lavorare, mise su famiglia, tramandò la propria professionalità alle generazioni successive. Da allora in poi visse, come ricorda la nipote giornalista, la propria vita come un dono, e raccontò la sua guerra a Cefalonia a chiunque volesse andarlo a trovare, come me, nella sua “casa”, la pizzeria Gorizia in via Cilea.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Salvatore e Città della Scienza erano simboli del riscatto possibile della nostra città. Tocca a tutti noi ora, oggi come già ieri, rimboccarci le maniche, tramandare e ricostruire, partendo di nuovo da lì, da quelle macerie fumanti, che però, se vorremo, potrebbero tornare a profumare come le pizze di Salvatore&#8221;.       </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Isabella Insolvibile</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Grazie, don Salvatore!</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 11:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gorizia1962]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalonia]]></category>
		<category><![CDATA[don Salvatore Grasso]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[pizze]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci rattrista profondamente darvi la notizia che don Salvatore Grasso, fondatore della Pizzeria Gorizia 1962, ci ha lasciato. Tanti tra...<br /><small><a href="http://www.pizzeriagorizia.it/grazie-don-salvatore/">Leggi tutto</a></small>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ci rattrista profondamente darvi la notizia che don Salvatore Grasso, fondatore della Pizzeria Gorizia 1962, ci ha lasciato. Tanti tra voi lo hanno conosciuto, hanno apprezzato le sue gustosissime pizze, condite con maestria e con un pizzico di ironia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aveva vissuto la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Era soldato sull’isola di Cefalonia quando fu firmato l’armistizio. È sopravvissuto a due affondamenti ed ai campi di concentramento tedeschi. Diceva che essere tornato a casa era stato un dono, per questo programmava l’esistenza, ma viveva alla giornata. Come fanno i saggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Don Salvatore era un ottimista, uno spirito saldo, un semplice, nel senso migliore del termine, ed era un uomo pratico e schietto, innamorato di Napoli e di ciò che di genuino ancora questa città riesce ad esprimere. Era caparbio ed ostinato, perché seguiva la sua strada, e per questo ha avuto un cuore giovane fino alla fine. È stato un lavoratore instancabile, attaccato a quel piccolo grande mondo che è riuscito a creare con tenacia e a tramandare con affetto.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi piangiamo la perdita di un maestro della vera pizza napoletana, di un verace figlio di Napoli, di un amatissimo e stimato padre e nonno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Speriamo fortemente che, ovunque egli si trovi ora, possa guardarsi indietro e dire a se stesso: “ho vissuto e sono soddisfatto della mia vita”.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie di cuore, don Salvatore. Che la terra ti sia lieve!</p>
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