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	<title>Gorizia 1962 &#187; maiale</title>
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	<description>La vera Pizzeria Napoletana al Vomero</description>
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		<title>Il Carnevale è servito</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 09:58:17 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Un cucchiaio di <strong>Sanguinaccio e una sfoglia di Chiacchiera </strong>ed è Carnevale. La ricetta del Sanguinaccio ha attraversato i secoli, assorbendo i cambiamenti di gusti e di tendenze. Le prime ricette del Sanguinaccio riportano tra gli ingredienti la ruta, definito come un ingrediente necessario ai tempi in cui si usava come addensante il riso, e della cioccolata non vi era traccia.<br />
Più vicino al nostro palato il Sanguinaccio ottocentesco, che amalgamava il sangue di maiale con panna di latte, cioccolata, cedro e arancio canditi, spezie, zucchero, sale e cannella. In alcune varianti per addensare il composto si utilizzavano i mostaccioli pestati.<br />
La differenza più evidente tra l’antica e la moderna ricetta sta nella consuetudine di insaccare il composto e cuocerlo in acqua o sulla graticola. Si trattava quindi di un salame dolce.<br />
Oggi di quella antica ricetta è rimasto il ricordo nel suo nome &#8211; dopo che nel 1992 è stata proibita la vendita di sangue di maiale per uso culinario &#8211; e la stagionalità. Infatti è tra dicembre e marzo che nelle campagne, allora come ora, si ammazza il maiale. E noi, fedeli alla tradizione, gustiamo questa prelibata e golosa crema nel periodo di Carnevale.<br />
Per questo mese vi proponiamo una doppia ricetta, poiché il Sanguinaccio a Napoli va a braccetto con le Chiacchiere, le gustose e friabili sfoglie spolverate di zucchero a velo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per il Sanguinaccio:</strong><br />
<em>1 litro di latte intero; 150 gr di cacao amaro in polvere; 70 gr di farina; 600 gr di zucchero; 2 tuorli d’uovo; Una noce di burro; 1 bustina di vanillina; 1 pizzico di cannella; Canditi tritati; 200 gr di cioccolato fondente </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una casseruola dai bordi alti mescolare il cacao in polvere con la farina e lo zucchero. Aggiungere i tuorli ed il latte a poco a poco, sempre mescolando per non fare raggrumare il composto. Aggiungere il burro. Portare ad ebollizione, continuando a mescolare, finché non si ottiene la consistenza tipica della crema. A caldo aggiungere la vanillina e a freddo i canditi e la cannella.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per le Chiacchiere</strong>:<br />
<em>½ kg di farina; 2 uova intere; 2 cucchiai di zucchero; ½ bicchiere di vino bianco; sale fino; 40 gr di burro </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una terrina sistemare la farina a cratere. Al centro del cratere mettere le uova, lo zucchero, il vino, il sale, il burro ammorbidito. Lavorare l’impasto, prima con un cucchiaio e poi con le mani, formando un panetto. Far riposare il panetto per 30 minuti. Intanto riscaldato abbondante olio in una padella capiente e con i bordi alti. Stendete l’impasto e con una rondella tagliate strisce imperfette. Friggetele nell’olio bollente. Prima di servire cospargete le Chiacchiere con zucchero a velo vanigliato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Buon appetito e divertente Carnevale!</strong></p>
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		<title>La Minestra Maritata</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 10:13:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È un’antichissima pietanza della tradizione napoletana, così antica da diventare una “leggenda culinaria, una pietanza di alto antiquariato”, come la definì Mario Stefanile, e che raramente si trova oggi nei menu dei ristoranti.</p>
<p>Per la ricetta del mese di Dicembre abbiamo scelto di presentarvi la <strong>Minestra Maritata</strong>, un piatto tipico delle feste popolari, che affonda le sue radici nei secoli fino a perdersi nella memoria.</p>
<p>Sembra che prima ancora dei Napoletani &#8211; di cui ricordiamo che non a caso erano appellati “<em>mangiafoglie</em>” prima di passare ad essere voraci “<em>mangiamaccheroni</em>” – furono gli Ateniesi ad apprezzare le virtù nutritive delle “foglie” a minestra. Sarà forse che il gusto per le foglie, i Napoletani lo ereditarono dai coloni greci che fondarono il primo stanziamento a <em>Neapolis</em>, ciò che è certo è che la Minestra Maritata fu talmente apprezzata da meritarsi sonetti e poesie.</p>
<p>Del resto i Napoletani dell’epoca non facevano altro che mettere insieme ciò che la terra fertile produceva, tra cui i cosiddetti cavoli <em>turzuti </em>e le bietole. Queste foglie si maritavano nella pignatta con un osso di prosciutto, spesso già utilizzato e poi messo da parte e riutilizzato solo per insaporire il brodo di cottura delle foglie. Nei giorni di festa, però, la Minestra Maritata era arricchita da vari pezzi di carne, in base alle disponibilità economiche, e questo ne fece una delle ricette più apprezzate da tutte le classi sociali napoletane, fino ad essere servita ai banchetti di nozze.</p>
<p>Alla fine del Quattrocento era già citata da Luigi Pulci in un sonetto e a fine Cinquecento da Giovan Battista Del Tufo, nel Seicento da Giulio Cesare Cortese. La Minestra Maritata non poteva non essere osannata anche da Giovan Battista Basile nel suo capolavoro, “Lo cunto de li cunti” (1636), nella novella di Bastiano che, costretto a lasciare Napoli, rimpiange il “pignato maritato” e sospira “<em>torze meje ve lasso dereto</em>”.</p>
<p>In pratica fino al Seicento la Minestra Maritata fu il piatto napoletano per eccellenza: foglie, <em>tuorze </em>e <em>vruoccole </em>si trovavano su tutte le tavole, senza distinzione di censo e di tasca. Il segreto di questa ricetta è la sensibilità nelle dosi tra i vari tipi di verdure e la carne. <strong>La tradizione vuole che le verdure siano sette e noi continuiamo a seguire questa regola.</strong> Ecco, quindi, la <strong>nostra Minestra Maritata</strong>, perfetta per scaldare le fredde serate invernali. </p>
<p><strong></p>
<p>Minestra Maritata di Gorizia 1962<</strong>br /></p>
<p>Ingredienti per 8 persone</p>
<p>4 kg di verdure da mondare (foglie verdi e tenere di prima crescita di indivia, borragine, cicoria, broccoletti neri, bietoline, scarolelle, verza)</p>
<p>Carne: 500 gr di salsiccia, 800 gr di <em>tracchie</em>, 400 gr di cotica di maiale, 800 gr di <em>gambongello </em>fresco di maiale</p>
<p>Formaggio Pecorino e Parmigiano Reggiano a scaglie quanto basta</p>
<p>Mondare e lavare le verdure. Lessarle separatamente in acqua e sale in modo da avere una cottura omogenea. Le verdure devono restare a mezza cottura, poiché termineranno di cuocere con la carne.</p>
<p>Fare un bollito con le carni. La cotica di maiale deve essere sgrassata con una cottura separata e poi tagliata a dadini e aggiunta alle altre carni, che, terminata la cottura, saranno tagliate a bocconcini.</p>
<p>Colare le verdure e aggiungerle alla carne. Fare insaporire a fuoco lento per circa 30 minuti. Servire ben caldo con formaggio Pecorino grattugiato e scaglie di Parmigiano a piacere. </p>
<p>Buon appetito e Buone Feste!</p>
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